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Quando Il Grado Non Fa La Differenza

01 febbraio 2014 | Stefano Rosellini

Quando il grado non fa la differenza…

Il grado in arrampicata sportiva è quell’elemento a cui tutti volendo o no facciamo riferimento. La conoscenza del grado di una via è fondamentale per valutare se è possibile affrontare l’itinerario, per misurarci sul nostro livello atletico e tecnico, per confrontare i progressi…

É anche vero che se è da una parte un argomento importante per i motivi menzionati, è dall’altra causa d’interminabili discussioni tra climbers…

 

…ci ritroviamo ore ed ore a discutere sull’attendibilità del determinato grado della via X, sul fatto che è sopragradata o sottogradata, che la difficoltà la da il passaggio chiave…o che il grado è così perché la via è corta…

 

(Nella Foto: Wolfgang Güllich nel 1991 propose al mondo il primo 9a – Action directe

in seguito confermato e divenuto riferimento per valutare una via di quel grado)

 

In genere il grado della via lo attribuisce chi la libera per la prima volta, o meglio lo propone, ma deve poi essere confermato da altri climbers di quel livello. Pensate al limite umano ormai valutato 9b e proposto tra i pochi dell’Olimpo anche da Chris Sharma con la sua Jumbo love nel deserto del Nevada…80 metri di strapiombo allucinante con lolottes incredibili su monoditi improbabili…Finché non sarà ripetuta e liberata da un altro climber del suo livello, il grado di 9b per quella via rimarrà una proposta da confermare…

 (Nella Foto:Chris Sharma ha proposto nel 2010 il suo 9b con Jumbo love…ci sarà

qualcuno che confermerà la sua prestazione ai limiti del possibile?)

 

Tra il grado proposto e quello “definitivo” puó esserci quindi una modifica, anche su itinerari facili e datati, per non parlare poi di quando si rompe un appiglio o se ne scopre uno nuovo…la via praticamente diventa un’altra…

Il criterio dell’attribuzione del grado rimane quindi soggettivo e per questo suscettibile a modifiche e diverse interpretazioni. C’è chi non arriva a quella determinata presa perché basso, chi per l’opposto motivo non puó raccogliersi sotto ad un tetto e fatica di più per uscirne…allora parlare di gradi è veramente relativo…

Ma a noi piace palarne e parlarne, di falesie con i gradi “stretti” o di vie dal grado “compresso”, di pareti che non regalano niente o del 6b più difficile del mondo…

…ed allora ricordiamoci che esistono sulle pareti anche delle linee naturali, e che seguirne l’andamento è pura danza. La “prestazione” dovrebbe avere significato principalmente nell’ambito delle competizioni, altrimenti rischia di offuscare il vero senso dell’arrampicata dilettantistica che è…divertirsi…

…divertirsi in natura e spesso in luoghi bellissimi, condividendo la passione con amici che ci salvano la pelle facendoci sicura…divertirsi mettendoci in gioco, certo, anche al limite delle nostre capacità, ottenendo a volte qualche soddisfazione immensa ma rischiando al tempo stesso facili frustrazioni se si confonde l’autostima con il risultato…

…quando si parla di prestazioni si tende poi a confrontare inevitabilmente anche le persone tra loro, rischiando di ridurre la nostra passione a terreno di sola sfida e bullismo…

 

VIVA QUINDI LA COMPETIZIONE SI, MA QUELLA SANA!

 …ogni via è un viaggio differente del corpo e della mente di questa disciplina che possiamo definire “meditazione verticale”… Linn Hill

BUONA ARRAMPICATA A TUTTI!

Stefano

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