Cesi – Penna della Rocca (Austeri) – Naso dell’indiano

La Penna della Rocca vista da Terni si presenta con una serie di speroni calcarei alti dai cinquanta ai cento metri circondati da una rigogliosa vegetazione.

Sul torrione di sinistra si erge una caratteristica rocca di controllo (rovine).

La Penna della Rocca viene chiamata Austeri in onore di Orlando Austeri che 1926 perse la vita cadendo da quelle rocce. Negli anni 70/80 diversi alpinisti del ternano hanno aperto varie vie su queste pareti. “Al di la delle ciminiere arrampicate nel ternano” rappresenta ad oggi una delle poche fonti di informazione sulle vie presenti in zona.

Nonostante la carenza di notizie, tutte le soste della via sono attrezzate e nei tiri sono presenti diversi chiodi e spit tuttavia è necessario integrare con protezioni veloci le protezioni in loco.

Attenzione il terreno rimane sempre di avventura, non è una falesia e in alcuni tratti la roccia è instabile.

La via il naso dell’indiano aperta da Lepri e Nobili nel 1978 si sviluppa per circa 100m e presenta una difficoltà media di III/IV con qualche passo di V.

Materiale necessario

NDA (normale dotazione alpinistica), prevalentemente dadi e qualche friend medio.

Relazione scritta sulla base della ripetizione di settembre 2011.

Accesso

Dal santuario della Madonna dell’olivo, prendere l’ampio sentiero in piano, subito sulla sinistra è ben visibile un albero segnato con vernice rossa e qui salire a sinistra per tracce di sentiero (bolli rossi).

Itinerario

La via attacca in corrispondenza di una clessidra con cordino, poco più a destra della targa posta in memoria di Austeri.

Si sale dritti sulle facili placche fino ad una placca verticale di colore nero (III), superare la placca chiusa da un piccolo tetto sulla sinistra (IV), non andare a destra dove è c’è una catena ma proseguire per salti fino alla sosta che si trova dove la parete è più verticale.

Proseguire sulla placca ora verticale piegando leggermente a sinistra (diversi chiodi non visibili dal basso) (passo di V), piegare a destra per salire sul grande masso che sporge (naso dell’indiano) e crea un terrazzo, da qui proseguire in verticale per placche fino a prendere la fessura in alto a sinistra  per poi sostare alla base di un albero (passo di V) 2 spit e chiodo.

Su prosegue per una facile placca (III), fino ad una cengia, superata la paretina sopra (attenzione roccia poco solida) la parete si corica e si giunge per grandi massi ad un terrazzo più ampio dove termina la via (sosta con due spit).

Discesa

Dal terrazzo, si scende con una doppia da 30 m nel canalone sottostante opposto alla via di salita. La calata si trova su un albero a circa 5 m sotto l’ultima sosta ed è attrezzata con cordini e maglia rapida. Dal canalone si scende per tracce di sentiero che conducono alla base della parete.

“Scritto da Lorenzo Di Tullio”

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