Gran Sasso – Corno Piccolo – Seconda Spalla – Parete Sud-Ovest – Via del Vecchiaccio

Aperta da Pierluigi Bini con Massimo Marcheggiani ed il mitico “Vecchiaccio” Vito Plumari nel luglio del 1977, bellissima via che segue una successione di placche e fessure. Al momento dell’apertura il tiro chiave della via era il più difficile aperto al Gran Sasso, senza protezioni intermedie.

Questa salita è oramai diventata una classica, con l’esclusione dell’ultimo tiro (generalmente si esce per la via Aquilotti 72 che supera una placca attrezzata a chiodi a pressione) – l’originale passa invece più a sinistra ed ha un passo piuttosto difficile, protetto da un solo spit, che però resta ben lontano.

Sviluppo 210 m. Difficoltà D, con passaggi fino al V- (escluso il tiro finale che ha passaggi fino al VI).

MATERIALE

Normale dotazione da alpinismo (NDA). Soste e chiodi in parete. Occorrono dadi e friend medi per le fessure.

ACCESSO GENERALE

Dai Prati di Tivo si raggiunge la stazione di arrivo della seggiovia. Dalla Madonnina si prende il Sentiero Ventricini che taglia orizzontalmente per prati sotto la nord del Corno Piccolo e arriva sotto le pareti nord della Prima e Seconda Spalla. Dall’arrivo della seggiovia occorrono 30/40 min. circa per ritrovarsi alle prime scalette e passamano sotto la sud-ovest della Seconda Spalla.

ACCESSO

Si attraversa il tratto attrezzato del Sentiero Ventricini e si prosegue fino a poco prima di arrivare alla Forcella del Belvedere (circa 30 minuti dal primo passamano. Dopo la forcella si cammina più agevolmente alla base della parete).

Relazione scritta sulla base della ripetizione in luglio 2009.

ITINERARIO

Si scala una fessurina sulla sinistra, la si lascia dopo pochi metri per obbliquare a sinistra in placca, per poi salire in verticale ad una cengetta erbosa, che sulla sinistra porta sotto una fessura-scaglia, sosta su tre chiodi (III+). (40 m.)

Salire la fessura-scaglia e poi si prsegue in placca, diversi chiodi, la sosta con tre chiodi si trova sulla sinistra sopra la scaglia (IV). (40 m.)

Proseguire verso destra (chiodo) fino ad un diedrino sulla destra. Continuare per il diedrino fin sotto un tetto (IV), superare una specie di costola a sinistra e poi andare a destra dove si trova un fittone resinato dove sostare.

Da  qui raggiungere una fessura poco accentuata con la quale si giunge alla sosta in comune con la “Aquilotti 72” rimontare una rampa che va verso destra e che porta alle placche terminali, sotto il tiro con i chiodi a pressione (IV+, passo di V). (40 m.; tiro in comune con l’ “Aquilotti 72”)

Seguire i chiodi fin sotto uno strapiombo (VI-), poi per una fessura che porta a sinistra ed un diedro (V) si esce in cima alla Seconda Spalla. (40 m.)

Il tiro oroginale traversa a sinistra in placca (VI protetto da un solo spit lontano), oltrepassando un rivoletto scuro, montando in piedi in un buco e poi puntando ad uno spigoletto biancastro poco pronunciato; appena a sinistra di questo su dritti fin dove la placca, appoggiandosi, permette di entrare nel diedro finale e per questo all’uscita. (ore 2:30-3:30).

DISCESA

Dalla sommità della Seconda Spalla, se non si sale una via anche sulla Prima Spalla, conviene scendere dal Canale Bonacossa se non innevato (fino a giugno inoltrato è possibile che lo sia, dipende dalla stagione), c’ è un passaggio di III grado (possibile breve doppia), il resto è piuttosto facile, ma attenzione ai sassi che possono cadere smossi inavvertitamente dalla parte alta. In alternatova è possibile scadere in doppia lungo la parete che da verso il canale Bonacosa (soste attrezzate).

“Scritta da Lorenzo Di Tullio”

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